L’avvento dell’alta definizione ha stravolto il modo in cui tanti giochi vengono costruiti, pinal 13 non fa eccezione. Mamma Square ha puntato moltissimo su questo capitolo, nel quale ha investito davvero tanto, ma con quali risultati? Da una parte ha ottenuto un gioiello di tecnica, dall’altra ha ottenuto la rivolta dei fan.

Ora si va all’estremo opposto dell’approccio di pinal 12, quindi avremo tutta storia con poco gameplay e libertà praticamente nulla. Mamma Square ha deciso di trasformare questo gioco in una sorta di film interattivo, che il giocatore ammira sbavando ma che mantiene davvero poche caratteristiche di un rpg. Per fare degli esempi non potremo girare nel mondo di gioco come vogliamo, non ci saranno le città, niente negozi, niente NPC, insomma niente di niente.

La saga ci ha sempre abituati a vette qualitative incredibili, ma questo pinal è capace davvero di lasciarci a bocca aperta come ebeti in molte situazioni. I filmati a 1080p sono uno spettacolo come non se ne sono mai visti, impossibili da descrivere a parole. La grafica di gioco è dettagliatissima, con ottime texture, frame rate solido come una roccia ed animazioni molto fluide e realistiche. Capitata di fermarsi dei minuti a girare con la telecamera per ammirare lo splendore di alcuni luoghi.
Il comparto audio è tornato ad essere favoloso con musiche e temi a dir poco azzeccati, anche se un po’ ripetitivi alle volte. My Hands di Leona Lewis fa da colonna sonora e calza a pennello!

La storia è il più grande punto di forza di pinal 13, oggettivamente la più bella e completa di tutta la saga al di la di ogni preferenza soggettiva (tipo io che amo pinal 8). Le avventure di Lightning e degli altri sono fin da subito coinvolgenti perché appaiono molto reali e genuine, oltre che perfettamente articolate. Ciò che fa la vera differenza però è la regia, la caratterizzazione dei personaggi e la loro interpretazione: sono veri, con sentimenti tangibili, espressioni reali… insomma sembra di guardare una produzione cinematografica di altissimo livello, o anche meglio. Ma mano che giochiamo finiremo con avere simpatie verso alcuni, insofferenza verso altri (vero Vanille?) e farci coinvolgere dagli eventi narrati. Davvero un capolavoro.

Passiamo ora al gameplay, cioè l’aspetto che ha causato tante critiche.
La saga ci ha abituati, a volte più a volte meno, ad avere un certo grado di libertà di movimento, di azione, di decisione su cosa fare… insomma cose ovvie per un rpg. Pinal 13 è un corridoio, un vero e proprio corridoio dall’inizio alla fine: saremo in un punto A e dovremo arrivare al punto B tramite un unico percorso obbligato. La sola eccezione è l’enorme pianura su Gran Pulse, dove almeno potremo muoverci al suo interno come vogliamo, anche se al solo scopo di expare. Questa linearità estrema è stata giustificata come scelta stilistica, per far concentrare il giocatore sulla trama. In effetti una volta concluso il gioco si potrà tornare in varie locazioni per dedicarsi a compiti secondari, anche se consistono in pratica solo nel dover eliminare mostri rari. Insomma… è proprio l’opposto di pinal 12, qui la trama domina mentre il gameplay è uno strumento rettilineo che serve solo a farti arrivare in fondo.

Per fortuna ad alleggerire la situazione arriva un nuovo sistema di battaglia moderno, ben bilanciato e che prende tutte le buone qualità dei vari pinal precedenti e le confeziona in questa nuova ed azzeccata formula. I combattimenti sono diventati molto frenetici, bisogna essere veloci, avere un buon tempismo e le azioni si svolgono in base ai segmenti di ATB accumulati. Di nuovo controlleremo solo il leader della squadra, gli altri due andranno in automatico (con un’ottima IA devo dire) in base all’optimum, il nuovo sistema che assegna il ruolo ai personaggi tra attaccante, occultista, sinergista, sabotatore, sentinella e terapeuta. I ruoli si possono, anzi si devono, cambiare in battaglia in un attimo quante volte vogliamo in base al tipo di approccio strategico da adottare contro ogni nemico. E’ divertente e adrenalinico giocare così, anche se viene un po’ d’ansia da prestazione per cercare di chiudere le battaglie in fretta per avere punteggi più alti. Ad aumentare ulteriormente il ritmo c’è un generale incremento della difficoltà, infatti in ogni battaglia dovremo dar fondo a tutte le nostre forze. A conseguenza di ciò dopo ogni scontro il party sarà rimesso in forze, come succedeva in pinal quando si toccava la salvosfera.
Di nuovo i mob sono visibili nelle location, per sconfiggere i più forti dovremo attaccare con la magia per fare bonus catena e mandarlo in crisi, per poi finirlo con gli attaccanti. Ogni mostro va preso con la giusta tattica se si vuole avere la meglio. Tornano le invocazioni in stile pinal, ma ogni personaggio ha il suo esper personale e potranno combattere insieme dando vita a colpi speciali. Il sistema di sviluppo si chiama Cristallium, una sorta di sferografia in 3D che pur non essendo altrettanto convincente ed efficace svolge comunque bene il suo compito.

Per via della forte influenza della trama, avremo a disposizione l’intero party con tutti gli esper e tutte le abilità solo verso la fine del gioco e questo non giova molto al gameplay, che risulta pieno di paletti per la maggior parte del tempo.
Il sistema delle armi non è dei più felici perché tutto si basa su un poco intuitivo sistema di upgrade con oggetti di vari tipo, ci si perde un sacco di soldi inutilmente se non si ha in mano una guida… l’assenza dei cari vecchi negozi con armi già fatte, o già elaborate, si sente.
Infine la solita parte in cui si diventa overpower e si fa terra bruciata di nemici si può fare solo a gioco terminato, e con una discreta frustrazione: nei vecchi pinal c’erano le zone di exp, il giocatore poteva variare le azioni e i nemici, mentre qui dovremo tornare su Gran Pulse e far giù sempre lo stesso mob nello stesso modo per ore e ore e ore… perché è l’unico metodo che rende davvero senza andare incontro a morte certa.

Pinal 13 è davvero strano, eccelle sia nel bene che nel male: comparto tecnico e narrativo al top, ma gameplay limitato ed estremamente lineare. E’ un capitolo che nel complesso può piacere ma anche no, in modo assolutamente soggettivo. Io, come tutti i fan storici della saga, ne apprezzo la grafica e la trama ma mi ha lasciato l’amaro in bocca nel gameplay, davvero una scelta infelice. Nel complesso un buon titolo, ma con difetti tali che lo fanno sfigurare se confrontato alle vecchie glorie.

“Vanille! Fang! Vanille! Fang!”

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Lo so, sembra una stupidata. Ma chi arriva dalla famiglia Ubuntu inciamperà in un piccolo intoppo durante l’installazione di Virtualbox su Chakra, quindi spendo due parole per spiegarvi cosa fare.

Prima di tutto installiamo il pacchetto DKMS, per evitare problemi di compatibilità tra il vb installato e i futuri aggiornamenti del kernel:

sudo pacman -S dkms

Poi… virtualbox si trova già nei repo ufficiali di Chakra, quindi da terminale basta dare:

sudo pacman -S virtualbox

Finita l’installazione il terminale vi dirà di abilitare il modulo del kernel “vboxdrv”, necessario per poter avviare le macchine virtuali, e qui casca l’asino: in Ubuntu questo modulo viene abilitato in automatico, su Chakra dovremo farlo a mano.
Aprite il file che contiene gestisce l’avvio di tutti i moduli del kernel durante il boot del sistema operativo, tramite terminale:

sudo kate /etc/rc.conf

Scorrete fino a trovare una riga chiamata modules simile a questa:

MODULES ( ……)

contiene tutti i moduli caricati all’avvio, ora basta che in fondo a questa parentesi scriviate vboxdrv, in modo che diventi così:

MODULES (…… vboxdrv )

Salvate il file rc.conf, chiudetelo e riavviate il pc. Ora il modulo di virtualbox sarà stato caricato e potrete accedere alle macchine virtuali. Se poi vi serve l’extensions pack (magari per il supporto a usb 2.0) non installate il pacchetto dai repo di Chakra, in quanto capita che la versione non sia aggiornata al passo con vb, quindi incompatibile. Molto meglio se scaricate il file dalla pagina di download ufficiale e lo salvate nella home, poi trascinatelo col mouse nella finestra di virtualbox.

Da notare che dopo ogni aggiornamento di Virtualbox dovrete riavviare il pc perché durate l’update il modulo vboxdrv sarà disabilitato, inoltre dovrete reinstallare l’extensions pack nello stesso modo che vi ho descritto. Bene, per oggi è tutto

“Do… Re… EGOOOON!”

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May 122012
 

Forse non è quel gran gioco che credevo… si poteva fare meglio.

Ebbene si, il mio giudizio finale su Sniper Elite V2 non è del tutto positivo e come si evince dalla riga precedente, il gioco si rivela in parte una delusione.

Partiamo dalle note positive, balistica (anche se il vento influisce da poco a per nulla) e killcam sono spettacolari e di grande effetto proprio come era sembrato nella demo. Sono il fiore all’occhiello di questo titolo, sono (quasi) sempre splendide (quasi perché a volte si vedono bug a dir poco imbarazzanti). Parco armi estremamente limitato, ma questo più o meno già si sapeva, il fatto che tutte abbiano gli stessi suoni (a parte il karabiner 98k che ha il suono dello sparo un po’ più ovattato) non è di certo un punto a favore, ma fortunatamente il gioco non si compra per questo, quindi si riesce a soprassedere. C’è però un difetto anche peggiore, nel gioco ci sono 1/2 fucili semi-automatici (dipende se avete fatto il preordine o meno) che però hanno un rateo di fuoco identico o leggermente inferiore a quello degli altri bolt-action. Come è possibile?! Semi-automatico vuol dire che ogni volta che premo il grilletto l’arma spara, immediatamente senza nessuna attesa, quindi perché su sniper elite questo non si può fare?
Stranamente, nonostante noi si sia un cecchino professionista, estremamente di rado giocheremo da distanze notevoli o da posizioni sopraelevate per poter uccidere i nemici in tutta tranquillità. Troppo spesso ci si trova faccia a faccia con il nemico in uno scontro degno del più classico degli fps. Peggio ancora sono le missioni in cui noi si è a terra e dobbiamo stanare i cecchini pronti a farci la pelle; per carità è bellissimo, ma avrei apprezzato un po’ di più la possibilità di trovare un punto sopraelevato e nascosto per raggiungere questo obbiettivo che non farmi venire il torcicollo mentre guardo i tetti. Tanto belle quanto difficili invece (ovviamente alla difficoltà “sniper elite”), sono le missioni di infiltrazione nelle basi nemiche, queste sì dovrebbero essere l’anima del gioco e per fortuna le parti stealth ci sono. Pare però che gli ideatori del gameplay abbiano avuto momenti altalenanti, a volte gioco stealth, quasi mai momenti di sniping come un cecchino dovrebbe e spesso scontri faccia a faccia con schiere di nemici. Forse il loro amore per gli fps puri è penetrato un po’ troppo nel prodotto finito, decisamente rovinandolo. Il dover pianificare le missioni prima di eseguirle realmente è vero solo in parte, come dissi nella recensione della demo esiste un percorso corretto per completare la missione perfettamente e un paio di altri percorsi che ti fanno concludere alla bell’e meglio. Finita la missione la prima volta, la seconda si sa già cosa fare e si va via lisci, la rigiocabilità in questo senso è minima anche se poi si finisce con il rifare le missioni per il piacere provato nello sterminare da posizione sicura (quando c’è), peccato che il vento (comunque quasi ininfluente) sia fisso e i nemici idem, ragion per cui si sa già quanto compensare, il bello è che però si potranno ottenere molte più killcam sempre gradite. Gravissimo difetto è quello dello spawn dei nemici, se tu sei un cecchino e ti sei piazzato in cima a un tetto per ripulire l’area, che senso ha il dover scendere e correre fino a un certo punto preciso per sbloccare nuovi nemici che nascono in una zona che dal tetto su cui stavi vedevi benissimo? Farli spawnare tutti subito e farmi ripulire l’area era così problematico?

Le mappe si confermano tutte medio-piccole, tanto che vengono riutilizzate, all’interno di una stessa missione, per far spawnare nuovi nemici da eliminare, questo dopo che avete già perfettamente ripulito l’area! Il gioco non ha nessuna continuità, le missioni sono perfettamente isolate, hanno un inizio in un punto e una fine in un altro (a volte anche lo stesso d’inizio), nessuno sa come li siete arrivati, nessuno sa come ve ne siete andati. L’unico legame è la trama, ma non è esattamente un best seller, anche se effettivamente in un gioco del genere, dubito si potesse creare qualcosa di diverso. Le missioni sono praticamente tutte ammazza qualcuno iperdifeso/recupera dei documenti iperdifesi, dopodiché abbandona la zona per tornare a casa, certo sintetizzando così molte cose sembrano tutte uguali, ma forse qui potevano sbizzarrirsi un po’ di più nel creare qualche variante.
Il gioco si può finire probabilmente in 10 ore circa, giocato alle difficoltà più basse, decisamente non un premio nobel alla longevità.

Le ambientazioni cambiano spesso, a parte l’interno degli edifici che è un po’ troppo povero, gli esterni sono molto belli e spesso di grande impatto visivo, sniperare su questi scenari è violentemente piacevole tanto che vi verrà voglia di riaffrontare la missione solo per vederli una seconda volta. Le migliori in assoluto credo che siano la basilica (da cui fate saltare il ponte) e la chiesa (dove trovate il fucile tedesco), la seconda acquista punti bonus perché sniperare dal campanile di una chiesa è tanto classico quanto spettacolare! Peccato a quel punto la missione non sia più stealth, sarebbe stato molto bello far piovere confetti di piombo sui soldati nemici mentre questi cercano da capire chi sta facendo cosa, da dove.

I trofei mi sembrano tutti più o meno fattibili e sensati, a volte bisogna imprecare un po’, ma ho visto giochi peggiori. In un certo senso il platino sarebbe quasi una passeggiata, se non fosse che è obbligatorio prendere i trofei della co-op. Pare qualcuno non si sia reso conto che non tutti dispongono ancora di una connessione internet, molti hanno una connessione che fa troppo schifo anche solo per scaricare la posta e qualcuno potrebbe non avere amici per giocarci. Esistono persone adulte chiamate casual gamers che comprano il gioco per goderselo nel loro privato nei pochi ritagli di tempo disponibili, sicuramente non possono passare le giornate a cercare qualcuno (magari di 12 anni!) per un cavolo di trofeo. Forse non tutte queste persone sono interessate a quella minchiata chiamata trofei, ma anche loro hanno comprato il gioco e hanno diritto al loro bel platino. La peggior *nculata circa i trofei, per me, è questa, seguita a ruota dal fatto che il DLC non ne ha nessuno. Che cavolo, era così difficile mettere un banalissimo trofeo: “Pianta una palla in mezzo agli occhi al Führer”? Aggiungiamo poi che la versione console manca della modalità multyplayer, sono altri punti che il gioco perde. Mi è capitato di vedere una partita online (ovviamente su PC), devo dire che comunque è un gioco che non si presta molto al multigiocatore, il modo di muoversi del personaggio e lo stile del gioco cozzano con la frenesia dell’online, da un certo punto di vista sono contento di questa limitazione per le console, dall’altro però che cazz*, ho pagato anche io il gioco a prezzo pieno!

I controlli e la mobilità del personaggio non sono stati modificati rispetto alla demo, non mi piacquero allora e continuo a disprezzarli adesso. Quando fai uno scatto il personaggio non può girare di un passo, quando corri stessa cosa. Per voltare un angolo devi fermarti, mettere la freccia, attendere il passaggio del messia e poi… centrare lo stipite della porta a cui il pg si incolla e ti tocca fare la retromarcia.
A penalizzare ulteriormente il gameplay ci si mettono ripetuti scatti/rallentamenti dovuti probabilmente alla mole di sfide che il gioco deve calcolare per aggiornare le statistiche dell’utente, peccato perché la demo scorreva sempre fluida, forse installare qualche parte del gioco su hard disk potrebbe migliorare la situazione? Si spera presto in una patch. Anche i checkpoint hanno qualche punto da rivedere, a volte si fanno un po’ troppo attendere, mentre altre salvano nel momento più sbagliato per cui, per evitare controller che precipitano fuori dalla finestra (è un tipo di balistica a cui non vorrei assistere), è meglio ricaricare la missione. Oltretutto il savegame pesa intorno ai 4 MB (cos’avranno mai da memorizzare di così grande visto che il gioco non salva nulla di più che un paio di statistiche?!) e questo si sente molto durante i checkpoint che impiegano parecchio tempo per essere creati.

Anche gli esplosivi non sono cambiati rispetto alla demo e meno male! Se usati nel modo giusto permettono un devasto e una serie di esplosioni a catena che ripuliscono le aree in cui avete preparato l’imboscata. In particolare un tripletta di candelotti di TNT e dei nemici resterà solo il ricordo! Preparare a dovere le imboscate è un altro punto estremamente positivo di questo gioco, MasterPJ mi ha visto all’opera, lui sa che se devo fermare un convoglio non corro rischi, sparo un colpo e poi lascio che le mie trappole facciano il resto. Sono un cecchino e sono solo contro un esercito, non posso permettermi il lusso di sparare a volontà e rivelare la mia posizione!

Insomma, alla fine killcam, balistica, qualche ambientazione, le ombre realistiche e gli esplosivi sono i punti che ti fanno amare questo gioco, su tutto il resto tocca mettersi le mani davanti agli occhi e ripetersi fino a crederci: “io non ho visto niente”. Sniper Elite V2 lo ritengo un gioco che ha venduto principalmente per l’azzeccatissima demo che ha ammaliato un elevato numero di persone. Ha venduto per la pubblicità con cui ha imbrogliato gli amanti di questo genere in versione pura, se invece vi piace stealth game + fps classico + sniping allora avete fatto centro, ma essere cecchini non significa correrre tra i nemici con il tuo fido sniper e uccidere quasi in quick scope tutto quello che ti passa a tiro, qui mi sento più un marksman che deve difendere una squadra che non c’è. Ritengo comunque che gli appassionati possano ritenersi soddisfatti delle poche volte in cui il loro amore per lo stealth e il proverbiale: “Un colpo. Un morto.” può essere applicato.
Da nuovo il gioco (per PS3) costa 60 euro, una cifra un pochino esosa per quel poco che ha da offrire, visto che le ambientazioni non possono essere distrutte e che il motore fisico ha solo la gravità e qualche accenno di vento. A essere generosi io l’avrei valutato si e no 40 euro tenendo presente che sono 80.000 £ e che oggigiorno i giochi costano tra le 120 e le 140.000£ il che è già di per sé un furto.

Il web impazza per Sniper Elite V2, tutti lo acclamano mentre io sono qui che vado controcorrente, o almeno non lo osanno come il capolavoro assoluto. Probabilmente molta gente non sarà concorde con questa recensione, ma ritengo di aver solo valutato con obiettività i pro e i contro di questo titolo.

Perché ti chiamavano Bulldozer?
Forse perché ero uno che di fronte gli ostacoli non si fermava mai.

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Di recente ho fatto l’agghiacciante scoperta che Chakra (almeno con la versione minimale che ho installato io) non imposta in automatico lo scaling della cpu. Quindi ci troveremo il procio ad andare al massimo clock per tutto il tempo, con conseguente aumento di consumi e temperatura. Vediamo come aggiustare le cose.

Badate che questa guida a colpo d’occhio può sembrare un macello, ma se fate le cose punto per punto come spiego vedrete che è solo un copia-incolla e non richiede nozioni particolari. Tenete aperta la pagina del wiki ufficiale sull’argomento (già questa è una guida, io cercherò solo di spiegarla in modo più semplice eliminando il superfluo).
Verificate tramite Appset di aver installato il pacchetto cpufrequtils, altrimenti aprite il terminale:

sudo pacman -S cpufrequtils

Prima di procedere al resto dovete sapere quale modello di processore avete, nel caso non lo sappiate date da terminale:

cat /proc/cpuinfo

Poi dovete sapere quanti core ha e a quali frequenze possono lavorare, ecco l’apposito comando:

cpufreq-info

Ora che avete un quadro completo della situazione, manca solo di verificare che effettivamente lo scaling automatico non funzioni:

watch grep \”cpu MHz\” /proc/cpuinfo

Dovreste vedere che tutti i core stanno lavorando alla massima frequenza disponibile della vostra cpu. Se, invece, doveste vedete le frequenze variare dalla minima alla massima allora siete già a posto e questa guida d’ora in poi non vi serve.

Ora dovrete avviare a mano il modulo del kernel che attiva lo scaling, in base al tipo di procio che avete: trovate il nome del modulo nel wiki che vi ho linkato prima, per esempio con il mio AMD Phenom II X3 ho usato il comando:

sudo modprobe powernow-k8

Controlliamo che ora lo scaling funzioni (vedrete le frequenze variare dalla minima alla massima in base al carico sulla cpu):

watch grep \”cpu MHz\” /proc/cpuinfo

Se non ricevete errori non resta che fare in modo che queste impostazioni si attivino in automatico al boot di Chakra. Per farlo dobbiamo aggiungere i relativi moduli al file rc.conf:

sudo kate /etc/rc.conf

Ora cercate la voce MODULES= ( varie voci all’interno )
ed aggiungete alla fine il modulo in questione, in modo che diventi:
MODULES= (varie voci all’interno powernow-k8 )

Salviamo il file e riavviamo il pc. Adesso l’ultima verifica che lo scaling si sia avviato, di nuovo:

watch grep \”cpu MHz\” /proc/cpuinfo

Bene, ora avrete minori consumi temperature più basse.
Questa guida è valida sia per pc fissi che per portatili, ma solo per lo scaling automatico: per impostare lo scaling manuale sui portatili bisognerà impostare anche i governor powersave e performance (cosa che non ho potuto testare), oppure più semplicemente usare pratici tool come jupier (che trovate nei ccr).

Se avete problemi fatemi sapere, spero di sapervi aiutare entro i limiti delle mie conoscenze.

“Che fann’? Che stann’ faciend’?”
“Battohno le mani… Batti anche tu le manine!”

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Date le conoscenze acquisite dal mondo Linux in fatto di sicurezza informatica, ho voluto provare ad applicare qualche semplice concetto anche a Windows. Ho così verificato che è possibile utilizzare il sistema operativo più virulento del mondo senza antivirus, e comunque restando al sicuro dalle minacce esterne.

Premetto che questi sono semplici consigli per una corretta impostazione, ma non posso garantire la loro validità per ogni genere di utilizzo. Per esempio in ambito aziendale vista la mole di dati che circola è comunque bene avere l’antivirus. Quello che andrò a spiegare ora necessita una certa consapevolezza dell’uso quotidiano del pc, per dei consigli sulla sicurezza adatti ai meno esperti consiglio di dare prima un occhio alle precedenti guide Windows 7 in sicurezza parte parte uno e part deux.

Il primo passo da fare è dividere l’account utente di utilizzo quotidiano con quello da amministratore. Windows 7 viene preinstallato con un singolo account con privilegi di amministratore, ed è molto sbagliato: ciò che il mondo informatico dai tempi di Unix ci insegna è che i “poteri” di amministratore devono essere ben divisi da quelli utente, in modo che nulla di pericoloso possa accidentalmente toccare le parti vitali del sistema operativo.
Andiamo quindi nel pannello di controllo – account utente, creiamo un nuovo account di tipo “administrator” ed impostiamo su di esso una password discretamente sicura (del tipo “H8g-3j7Bf5F” per intenderci, non certo “pippo82”), poi sul nostro account scegliamo tipo di account “utente standard”. Riavviate il pc e d’ora in poi lavorate solo con il vostro account utente. Già così avrete un sistema estremamente più sicuro. Inutile dire che l’uac va tenuto attivato in modo che vi chieda la password per ogni azione dai permessi elevati.

Il secondo passo è avere un firewall. Nel caso di un pc fisso non ne serve uno installato in windows, dato che quello compreso nel modem/router è già completo di tutto. Nel caso di un notebook invece consiglio di installare Comodo Firewall free, giusto perché se si va in giro con access point sconosciuti o chiavette umts non si sa mai a quali rischi ci si espone.

Terzo passo: il browser. Essendo il programma che ci mette in comunicazione con il web è fondamentale averne uno sicuro che più sicuro non si può. Al momento quello più blindato, in base ai test effettuati da hacker e competizioni affini, è Chrome: evita che una pagina contraffatta o un software possano bucare il browser ed infettare il sistema, tramite il sandbox che isola ogni pagina e ogni componente in un processo isolato da tutto il resto.

Quarto passo: disattivare strumenti e servizi di windows inutili o che comunicano con l’esterno senza una necessità vera. Dal pannello di controllo disabilitate l’autoplay, per evitare l’esecuzione di script malevoli da usb o cd, e anche il firewall e windows defender: sono totalmente inutili in quanto il firewall del modem/router e il buon senso dell’utente sono molto più efficaci.
Se poi non dovete condividere il pc nella rete domestico, è un’ottima cosa disabilitare i gruppi home e la condivisione di file e stampanti, per evitare che il pc sia visibile dall’esterno. Per completare l’opera, sempre se non usate le condivisioni, è bene disattivare due servizi (tramite pannello di controllo – strumenti di amministrazione – servizi) che potrebbero essere veicolo di infiltrazioni dall’esterno: “Host di dispositivi UpnP” e “Individuazione SSDP”.

Quinto passo: installare i programmi sempre e solo da fonti sicure. Purtroppo, a differenza di Linux e Mac, Windows non ha (ancora) un software center centralizzato per ottenere i programmi che ci servono, dobbiamo prenderli singolarmente da internet. Quindi bisogna essere certi che la fonte (cioè il sito e il server di provenienza dell’installer) sia sicura. Prima di tutto controlliamo sempre che i link puntino al sito che dovrebbero, in secondo luogo vi rimando a una guida di Sanzo sull’argomento: Firefox, sicurezza sul web.

Sesto passo: mangiate pane e volpe per evitare truffe e raggiri via mail, anche qui una guida di Sanzo ci viene in aiuto: Email, spam, pishing e catene.

Settimo passo: basta crack, basta pirateria, basta eMule, basta Torrent, basta Windows loader, basta illegalità! Mantenendo un comportamento eticamente corretto si possono evitare milioni di possibili infezioni accidentali, che in quest’ambito circolano come il pane.

Ottavo passo: fate gli aggiornamenti, anche quelli facoltativi! Per qualsiasi sistema operativo (a maggior ragione per uno chiuso e buggato come windows) è di vitale importanza chiudere le falle che vengono scoperte, per evitare che una persona o un software malevolo possa sfruttarle per manomettere irrimediabilmente il vostro pc.

Nono passo: preferite sempre l’utilizzo di software open source, in quanto molto più sicuro e controllato di quello proprietario. Privilegiate Libreoffice a MS Office, vlc a windows media player, zip a winrar, gimp a photoshop e così via.

Decimo passo: usate il pc con la testa, usate il pc con la testa e se vi avanza tempo usate il pc con la testa. L’utente è l’anello più debole nella sicurezza di un pc, ma se impara ad usarlo nel modo corretto può diventare un punto di forza e saprà evitare la stragrande maggioranza del malware senza l’ausilio di antivirus o altri software più o meno inutili.

Ripeto, questi consigli non sono adatti a tutti (dato che non tutti sono preparati a sufficienza) e non sono fattibili in alcuni contesti. Però possono dare l’idea di come un uso consapevole dell’informatica possa scongiurare molti problemi di sicurezza, e non è solo teoria: io, e non solo, sto testando e usando Windows 7 in questo modo da tempo e mai avuto mezzo virus, navigo tranquillo senza antivirus e sono più sicuro che su un pc apparentemente iper-protetto da costosi software ma gestito da mani inesperte. Ovviamente la sicurezza totale non esiste, tanto più in un so proprietario sul quale i bug critici fioccano, ma facciamo quel che si può con le armi a nostra disposizione

“Qua la pinnetta! Capoccetta? Bbbeèllo…”

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E’ il turno oggi della sorella peso piuma di Ubuntu, che si conquista meritatamente la prima release lts come derivata ufficiale.

I cambiamenti dal passato non sono poi molti a dire il vero, le uniche novità sono il tema ancora più bello e rifinito che mai e, soprattutto, l’inedito Lubuntu software center che permetterà anche agli utenti Lxde di avere un’interfaccia semplice per la gestione dei programmi.

Questa è in assoluto la versione che ho trovato più veloce e reattiva, merito sia di Lxde che dell’ottimo lavoro svolto da Canonical sulle prestazioni di Ubuntu 12.04. La leggerezza è ormai consolidata da tempo, dopo il boot avremo occupati solo un centinaio (scarsi) di mega in ram.

Come sempre ricordare che Lxde è piuttosto limitato e spartano, quindi lo consiglio solo su pc (sia fissi che portatili) molto molto datati, magari con installazione tramite alternate cd: se la modalità live vi parte non siete poi messi malissimo, potreste provare ad ambire ad Ubuntu in versione classic senza effetti.

I miei complimenti quindi al team che ha saputo trasformare Ubuntu in una versione ultraleggera che ci permetterà di ridare vita a dei vecchi fermacarte che ci teniamo nostalgicamente in casa.

“Alcuni di noi sono bianchi, altri sono neri… tu sei marrone…”

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In contemporanea con il progetto madre, esce anche la nuova versione della distro made in Canonical con ambiente kde. Diamogli uno sguardo…

Parto subito col dire che questa release non presenta alcun significativo cambiamento, è più che altro una versione stabile del buon lavoro di sviluppo fatto negli ultimi due anni.

Come da consuetudine Kubuntu integra di default un parco software discreto, che di certo va integrato con diverse cose, e presenta un aspetto decisamente standard: troviamo kde nella stabilissima versione 4.8.2 che viene inserita senza personalizzazione alcuna a livello di tema o modifiche, anzi direi che out-of-box l’aspetto è piuttosto grigio e piatto.

Muon Suite (gestore pacchetti, aggiornamenti e software center) si aggiorna ed è finalmente in grado di condurre come si deve una lts. La gestione del software ricorda molto quella di Ubuntu, trovo Muon il miglior gestore pacchetti per kde in assoluto e di certo altre distro con medesimo de dovrebbero prenderlo come esempio.

In fondo non c’è molto da dire su Kubuntu 12.04, è un’ottima distro senza macchia e senza lode che rappresenta la miglior scelta attuale se vi piace kde volendo avere la base/struttura di Ubuntu. La consiglio senza alcuna riserva, godetevi kde in totale velocità e stabilità per i prossimi 5 anni di supporto!

“Doc, doc! Avanti svegliati! Ma quanti ne ha bevuti?”
“Solo quello.”
“Solo quello???”
“Ecco un soggetto che non regge l’alcol…”

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Apr 262012
 

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L’ultima fatica a lungo termine di Canonical sta per arrivare sui nostri pc, vediamo quindi cosa ci aspetta in Ubuntu 12.04 lts. Dopo più di anno passato a parlar male di Canonical e unity, questa lts segna un risultato davvero notevole date le disastrose ultime due release minori.

Unity è ormai maturo dal punto di vista prestazioni e stabilità, finalmente possiamo usarlo senza crash o senza metterci un minuto ad aprire una finestra. La versione 2D è stata esteticamente avvicinata molto a quella 3D, tanto da poterla preferire dato che risulta sempre migliore come reattività e consumo energetico (su pc portatili).
L’introduzione di HUD è forse la sola novità rilevante, un’interfaccia centralizzata attivabile col tasto alt che permette di fare ricerche tra file, applicazioni e non solo… in futuro dovrebbe mettere in collegamento proprio le funzioni dei programmi per creare un desktop con software altamente intrecciato e interoperabile uno con l’altro. Peccato che sia un progetto giovane e su questa lts non mi sembra riesca ancora a dare il meglio di se.

Per quanto riguarda miglioramenti software troviamo il nuovo fiammante software manager ancora più bello e il client Ubuntu One migliorato e riscritto in qt.
Un’ottima novità sotto il cofano è il kernel 3.2 che è stato patchato da Canonical sulla base del ramo 3.3 per risolvere finalmente i problemi di eccessivo consumo energetico che ci portavamo dietro dalla versione 2.6.38. Potremo quindi installare la famiglia Precise Pangolin anche su pc portatili in tranquillità, spesso consumando meno batteria perfino rispetto alla scorsa 10.04 lts!

La cura al dettaglio è uno dei marchi di fabbrica di Canonical e questa lts è stata tirata a lucido nell’estetica di unity, nel tema ambiance, in LightDM (che ora mostrerà il nostro wallpaper in modo dinamico per ogni utente). Per gli occhi è davvero un piacere insomma.

Non sto qui a parlare di Unity più di tanto perché è una semplice interfaccia grafica, che può piacere o meno (a me non piace per concezione e rigidità, ma è un parere strettamente personale), sappiate solo che la base della distro è ottima ma se unity non dovesse andarvi a genio potete facilmente impostare sia gnome shell che gnome classic. Insomma in pochi clic avrete a disposizione tre interfacce, a voi la libertà di scelta!

Tirando le somme, se vi piace Ubuntu in almeno una delle sue interfacce proposte, non posso far altro che consigliarvela caldamente perché avrete una distro davvero ottima: veloce, stabile, longeva (supportata per ben 5 anni), facile e bella.

“Ci servono 3 capre… una clessidra, una balestra, uno deve imparare a suonar la tromba mentre l’altro fa così…”
“Conosco uno che ha una capra!”
“Bene! Io faccio così!”

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Da poco Linux Mint Debian Edition ha ripreso vita, dopo ben 6 mesi di morte apparente, grazie all’update pack 4 che ha sdoganato gnome 3 ed ha introdotto Mate e Cinnamon come desktop environment predefiniti. Con la nuova iso, ancora in rc, ho potuto dare una sbirciatina…

…e mi è piaciuta.
Al di la dell’ottima facciata LMDE presenta ancora un difetto piuttosto rilevante che, come in passato, non mi permette di darle un giudizio pienamente positivo: l’estrema lentezza degli aggiornamenti. Da una parte c’è la base Debian testing che, pur essendo una distro molto buona, ci mette qualche mese di troppo ad aggiornarsi, dall’altra parte il team di Mint concentra (giustamente) il grosso delle sue risorse nello sviluppo della versione main, quindi su LMDE gli aggiornamenti arrivano un po’ troppo lentamente. Speriamo che d’ora in poi la situazione migliori.

Mentre tutti ci aspettavamo un passaggio totale a Cinnamon, Clem ha preferito andare con i piedi di piombo e contropiombo proponendo Mate 1.2 come de predefinito (associato da Cinnamon 1.4, anch’esso preinstallato). Mate è un fork di gnome 2 che mira ad essere identico 1:1 al defunto de, che a detta dei veterani del mondo GNU/Linux è stato il migliore di sempre. Feci un tentativo con questo de appena uscì con Mint 12 Lisa e lo scartai subito: era buggato da poter bloccare il pc, male integrato, temi e applicazioni che andavano in conflitto con gnome, insomma inusabile.
Quando ho installato LMDE al primo boot con Mate ho avuto un sussulto e un attacco di nostalgia, avevo di fronte praticamente la vecchia gloriosa Mint 11 Katya (a mio parere il miglior desktop gnome 2 mai creato): pannello in basso, file manager uguale al vecchio nautilus, centro di controllo, compiz e soprattutto il mitico MintMenu! Dopo un paio di minuti persi a vagare tra finestre e ricordi ho smanettato qua e la trovando Mate migliorato come dalla notte al giorno: stabilissimo, leggero, pratico, flessibile, sembra proprio di usare Mint 11.

C’è da dire che forkare e portare avanti un de classico come Mate può essere visto come un attaccamento al vecchio, come una mentalità rigida che non vuole accettare l’innovazione del desktop moderno. Può essere così in effetti, però c’è da considerare anche che nel mondo open ognuno è libero di creare/scegliere il software che vuole, quindi se qualcuno non si trovasse bene con i nuovi desktop gnome che dovrebbe fare? O passa ad altro (tipo kde, come ho fatto io) oppure può restare con un “nuovo” progetto concettualmente ed esteticamente vecchio stile, che c’è di male?

Riassumendo, trovo LMDE ormai matura e facile (quasi) quanto una Ubuntu e mi fa piacere. Continua a non convincermi per la sua lentezza negli aggiornamenti, ma questa è una politica precisa quindi se a me non garba non deve essere così per tutti, anzi magari tanti ci vanno a nozze.
La vera rivelazione che salta fuori invece è Mate, che spero di poter trovare ugualmente ben fatto nell’imminente Mint 13 Maya LTS (si, si chiamerà Maya! ) perché potrebbe essere davvero una buona alternativa leggera ed esteticamente curata (grazie all’ottimo tema Mint-X) a Cinnamon che, pur essendo ad un ottimo punto di sviluppo, non sono ancora certo possa essere ritenuto abbastanza completo e solido per capitanare la conduzione di una lts.

“Senti… ma tu non hai paura…?”
“NO!”
“…ma… cos’è questa puzza?”
“Mi sono cagato addosso!”

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